Man mano che i bambini crescono e si sviluppano, cercano naturalmente nuove esperienze, assumendosi dei rischi ed esplorando il mondo che li circonda. Sebbene questo sia un comportamento normale, può essere difficile per i genitori determinare quando consentire ai propri figli di correre dei rischi e quando intervenire e tenerli al sicuro.
Ogni genitore vuole che i propri figli abbiano la migliore vita possibile. Ci si sforza di proteggerli dai pericoli e di fare tutto ciò che è in proprio potere per assicurarsi che abbiano le migliori opportunità ed esperienze a loro disposizione.
Tuttavia, vi è una crescente tendenza da parte di alcuni genitori a proteggere i propri figli da ogni forma di rischio, non importa quanto piccola. Sebbene questa possa sembrare la cosa più responsabile da fare, in realtà può essere dannosa per la crescita e lo sviluppo di un bambino.
L'assunzione di rischi è una parte essenziale dell'infanzia e svolge un ruolo cruciale nello sviluppo. Permette ai bambini di esplorare, sperimentare e imparare dai propri errori. Assumersi dei rischi li aiuta a sviluppare abilità come il problem solving, contribuisce a costruire la fiducia in se stessi e la capacità di adattarsi a nuove situazioni. I bambini a cui non è mai permesso correre rischi possono diventare eccessivamente cauti e timorosi e possono avere difficoltà ad affrontare le sfide della vita adulta.
Spesso l’intervento dei genitori dipende dal voler garantire sempre il meglio ai propri figli: molti si rendono conto che proteggerli da ogni pericolo può essere controproducente, ma non sanno come e quando farsi da parte e consentire che corrano rischi. Se sei tra questi, oppure se semplicemente vuoi saperne di più, continua a leggere: cercherò di chiarire qualcuno dei dubbi più frequenti e aiutarti così a fare le tue scelte in piena consapevolezza.
Ti racconterò un aneddoto, per tutelare la privacy del ragazzo di cui ti parlerò userò un nome di fantasia, ma la storia è realmente accaduta.
Ogni volta che cerco di spiegare a qualcuno l’importanza del rischio per i bambini mi torna in mente Riccardo. Sono passati molti anni da quando, quasi per caso, Riccardo è arrivato alla nostra fattoria.
I genitori, consigliati da alcuni amici, lo avevano iscritto per una settimana al campus estivo. Io avevo parlato con loro solo telefonicamente e mi avevano detto che erano un po’ preoccupati perché il bimbo faticava a socializzare con gli altri bambini, sembrava sempre annoiato e si ammalava continuamente.
Pensai a un bimbo delicato, cagionevole e un po’ introverso, nulla di grave, nulla che un po’ di sole e un po’ di vita all’aria aperta non potessero curare.
La mattina che arrivarono in fattoria Riccardo e i suoi genitori, conobbi un bimbo pallido, con gli occhiali da sole, ben vestito e con un cellulare nuovo “di pacca”. Noi stavamo svolgendo le nostre attività quotidiane: c’erano bimbi che pulivano i recinti degli animali, altri che trasportavano il letame con le carriole, altri ancora che correvano per andare a controllare che i cavalli avessero l’acqua.
Negli occhi della mamma, lessi immediatamente un’espressione di terrore e faticai molto nel cercare le parole migliori per rassicurarla.
Alla fine i genitori, un po’ a malincuore, si congedarono con il patto che, se Riccardo avesse lamentato qualcosa, sarebbero tornati tempestivamente a prenderlo.
Riccardo si sentiva un pesce fuor d’acqua e gli altri bimbi gli sembravano degli alieni.
Nonostante il grande affetto dei genitori, era cresciuto con una serie di privazioni e raccomandazioni:
Ci volle un po’ di tempo, ma piano, piano Riccardo cominciò a liberarsi di tutti quei no e a capire che era capace di fare molte cose.
Alla fine della settimana, le sue guance erano già colorite e il suo volto aveva cambiato espressione. La grande sorpresa dei genitori fu che Riccardo chiese di rimanere un’altra settimana e poi ancora un’altra fino alla fine dell’estate.
Oggi Riccardo è un ragazzo in gamba, allegro e sereno che frequenta l’università e ha scelto proprio di studiare Scienze Naturali, quanto la sua scelta sia stata influenzata da quel lontano campo estivo non lo sapremo mai…
Di ragazzi come lui ne conosciamo tanti ogni anno, ma già sappiamo che li vedremo correre nel nostro prato, magari con le ginocchia sbucciate e la tuta bucata, ma pieni di energia e con la felicità nel cuore.
Questo tipo di cambiamento dipende dalla possibilità offerta ai bambini di sperimentare attività che magari sono leggermente rischiose, ma consentono di acquisire sicurezza, di sviluppare capacità fisiche, di imparare attraverso l’esperienza.
Tutto questo porta a una crescita personale che ha un valore inestimabile e alla capacità di sfidare sé stessi per migliorarsi continuamente, una capacità che poi resta per tutta la vita.
Non c’è una regola, non posso fornirti un elenco da spuntare per capire quando permettere ai bambini di correre dei rischi: è necessario avere buon senso e comprendere quali sono le sfide alla portata del bambino in base alla sua età e alle sue capacità.
Noi adulti abbiamo ovviamente il dovere di assicurarci che le eventuali conseguenze non siano gravi, dobbiamo essere presenti per intervenire se necessario, ma solo se strettamente necessario, in modo da lasciare ai bambini la possibilità di esplorare e imparare, e anche di fronteggiare le conseguenze delle loro scelte.
Anche la libertà di scegliere, di individuare e coltivare degli interessi, di mettersi in gioco affrontando nuove sfide sono importanti: anche in queste attività ci sono dei rischi, il rischio di fallire, di essere delusi… tutte esperienze che aiutano a costruire la fiducia, l’indipendenza e la resilienza che poi accompagneranno i bambini nella crescita e nella vita.
Proteggerli sempre può sembrare giusto, tutti amiamo i nostri bambini e vorremmo tenerli al riparo da ogni pericolo, da ogni sentimento negativo… ma il nostro compito come genitori e come educatori non è di proteggerli: è di fornire loro gli strumenti e le capacità per affrontare il futuro senza avere sempre bisogno del nostro aiuto. Vogliamo crescere adulti indipendenti e capaci, giusto?
Ecco, cerchiamo di non dimenticarlo la prossima volta che avremo l’istinto di allontanare il nostro bambino dalle forbici o di dirgli di “correre piano”... che poi, diciamoci la verità, ma come si potrà mai fare a correre piano???
Incoraggiare i bambini a correre dei rischi non significa farli vivere in un ambiente non sicuro, anzi è proprio il contrario! Se Riccardo non si fosse sentito a suo agio nella fattoria, probabilmente non si sarebbe lasciato andare, non avrebbe affrontato i suoi timori né superato i suoi limiti.
Un ambiente in cui i bambini si possano sentire al sicuro è il luogo migliore in cui lasciarli provare e sperimentare. Non dobbiamo abbandonarli e lasciare che si facciano strada nella vita come Indiana Jones o Lara Croft nella jungla! Dobbiamo accompagnarli, fare in modo che sappiano di poter rischiare perché da qualche parte ci siamo noi adulti, genitori, tutori, educatori, pronti ad accoglierli se avranno bisogno del nostro sostegno.
Noi saremo la loro rete di sicurezza, la certezza di poter comunque contare su qualcuno di fidato se non dovesse andare come si aspettano.
Sapere che c’è qualcuno a cui chiedere consiglio, qualcuno che all’occorrenza (ma solo se strettamente necessario) potrà offrire aiuto, qualcuno che non si intrometterà ma eventualmente fornirà il suo supporto senza accusarli di aver fatto qualcosa di male, darà ai bambini quella fiducia necessaria ad affrontare nuove esperienze, anche a rischio di farsi male, fisicamente o moralmente.
La realtà è che proprio noi, i grandi, abbiamo più paura dei bambini e rischiamo di trasmettere loro, che per natura sono portati a esplorare, i nostri timori, anche nei piccoli gesti quotidiani: evitare che salgano le scale da soli, che usino il coltello a tavola, che assaggino qualche cibo particolare. È da qui che dobbiamo partire, comprendendo per primi che non è questo il meglio per i nostri bambini. Lasciamoli esprimere, lasciamoli provare. Se si faranno male saremo lì per loro e sapremo che la prossima volta andrà meglio.
Vogliamo il massimo per loro, no?
C’è rischio e rischio.
Non tutti i rischi sono positivi, o meglio non tutti i rischi sono commisurati all’età e alle capacità di ogni bambino, ma se parliamo di rischi adatti, adeguati al bambino allora sì, il rischio è qualcosa di positivo.
Fare sport è rischioso, arrampicarsi sugli alberi è rischioso, anche correre e saltare lo sono. Ma i bambini che lo fanno hanno solitamente una forma fisica migliore, sono più forti, più coordinati e hanno maggiore equilibrio rispetto a quelli che hanno una vita sedentaria.
Bambini che vivono sfide quotidiane contro sé stessi, che esplorano e spingono sempre più lontano i propri limiti sviluppano una maggiore fiducia in sé stessi, una grande capacità di valutare il rischio, di affrontare le sfide e anche di superare le delusioni. Diventano tenaci e determinati, in grado di perseverare per raggiungere i propri obiettivi. Provano e riprovano finché non ottengono ciò che vogliono, perché imparano che affrontare un rischio non significa sempre vincere, a volte bisogna fare i conti con le conseguenze negative delle proprie scelte, ma questo significa solo che la volta successiva sapranno fare meglio.
Potrei continuare, ma il modo migliore per capire quanto il rischio sia positivo è provare.
Lascia spazio ai tuoi bambini, vedrai la differenza in loro in pochissimo tempo.
Oppure portali da noi, nella Fattoria di Città, a scoprire quanto possono sperimentare e quanto possono provare e rischiare. Vi aspettiamo!
Non perdere nessuna novità!
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